
88 minuti di meraviglioso cinedelirio. Degno successore "generazionale" di
Sposerò Simon Le Bon (1986) il film è prodotto dal grande produttore napoletano
Augusto Caminito, che dopo una serie di successi comici con Villaggio e Banfi gioca la carta (apparentemente sbrigativa) dell'
instant movie.
"Nell'estate romana si sviluppano e si intrecciano quattro fragili storie: tutto è incentrato sull'attesa di un concerto, che un divo della canzone rock, Vasco Rossi deve dare al Palaeur. Due commesse di un grande emporio di abbigliamento giovanile, un adolescente appassionato di quel cantante e la sua musica, altre due ragazze di ambiente-bene (l'una e l'altra innamorate di un giovane biondo), nonché una coppia di amici sbruffoni e fracassoni che, a bordo delle loro moto, sono sempre a caccia di avventurette, finiscono con il ritrovarsi tra risate, dispetti e qualche lacrimuccia per la grande serata. Dopo l'orgia di musica, all'alba è di nuovo domani." (Yahoo Movies)
Lontano anni luce dal recente flop
Albakiara (nel quale il cantante si è guardato bene dal comparire), il film di
Curi mescola con coraggiosa irresponsabilità il documentario al teen-movie, la commedia all'embrionale videoclip, la pochade allo spot commerciale.
Vero punto di forza (e ancora di salvezza) la penna, furba e tagliente, di
Roberto D'Agostino alla sceneggiatura, considerabile a posteriori come prova generale al suo esordio registico trash
Mutande Pazze (1992). Insieme al collaboratore
Fiorenzo Senese, si delinea un allucinante viaggio nella gioventù romana di fine anni '80: benestante, ingenua, edonista, volgare, eppure sincera. Il linguaggio mutuato dalla peggiore TV berlusconiana e dal morente movimento Paninaro sono la vera colonna sonora dell'opera, prezioso reperto di una società mai tanto ricettiva ai media circostanti. L'incipit azzeccato sui camion del tour "C'é chi dice no" ci immerge nell'epoca magica dei concerti rock oceanici, cerimonie aggregatrici di interessi e ceti sociali assai distinti (come sembra suggerire l'impostazione complessiva della storia). Sul cast artistico, si stenderà il (consueto per il periodo) velo pietoso:
Lorenzo Flaherty,
Claudia Gerini e
Marco Leonardi si contendono continuamente la palma di peggiore interpretazione, per di più vessata da un tremendo ridoppiaggio fuori sync, tanto da far apparire le piccole incursioni di
Vasco molto più interessanti e realistiche.
In conclusione, un documento piuttosto folk sul (presunto) pubblico di riferimento del rocker di Zocca che, alla chiamata-evento, risponde sempre e comunque con partecipazioni sconfinate.
Un fenomeno che il film velatamente considera ed analizza come momentaneo e che, al contrario, a distanza di 20 anni non ha conosciuto un solo passo d'arresto.
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