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    <title>close2me</title>
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    <generator>Virb 2.0 (@close2me)</generator>
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      <title>LA CITTA' PERDUTA (1995) di Jean-Pierre Jeunet &amp; Marc Caro</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/1085016</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11f5722c1d2.250.0.jpg" alt="alt" />Film che non pu&ograve; non rappresentare un unicum, un caso irripetuto (probabilmente irripetibile) tanto all'interno della carriera dei rispettivi registi che nell'intero cinema fantastico Francese.<br />Natura &quot;bastarda&quot; e contaminata, innanzitutto per quanto riguarda lo stile della messa scena: una fantasia visionaria e decadente che abbraccia paesaggi post-industriali al contempo steampunk, deliri fantascientifici prossimi alla cinematografia horror anni '50 (alambicchi, laboratori e mad doctor) e soluzioni favoleggianti archetipe. <br />Tuttavia prodotto davvero anomalo soprattutto per le tematiche ed il linguaggio prescelti: una fiaba moderna intrisa di perenne buio, paura e mostruosit&agrave;. Quindi titolo di culto perch&eacute; irresponsabilmente (ma sinceramente) trasversale alle aspettative grottesche e macabre del pubblico adulto e quelle fantasy/pedagogiche dei bambini.<br />&quot;Un uomo, concepito da uno scienziato con l'ambizione di creare l'essere pi&ugrave; intelligente del mondo, invecchia prematuramente per via di un grosso problema: non riesce a sognare. Aiutato dai suoi fratelli, concepiti anche questi in provetta (sono infatti dei cloni), rapisce i bambini della citt&agrave; portuale per poterne rubare i sogni e trovare la cura alla sua malattia prima di morire. Il problema con i bambini che rapisce &egrave; che fanno sempre e solo incubi, fondamentalmente perch&eacute; hanno paura proprio di lui, e in questo modo non c'&egrave; modo di trovare una soluzione.<br />Ma un giorno rapisce Denr&eacute;e, il fratello di One, il ragazzo che fa dimostrazioni di forza per strada per guadagnarsi da vivere. One ha soltanto Denr&eacute;e al mondo e si mette subito alla sua ricerca. Durante il suo pellegrinaggio incontra Miette, un'orfana di nove anni a capo di una baby gang di ladri. Miette vede in One la famiglia che non ha mai avuto (e probabilmente se ne innamora) e decide di aiutarlo nella ricerca.&quot; (Wikipedia.org)<br />Parlare di &quot;poesia&quot; non &egrave; affatto fuori luogo, basterebbe solamente citare la lunga e complessa sequenza di causa-effetto che salver&agrave; i due protagonisti dall'annegamento (situazione memore delle migliori comiche di <strong>Buster Keaton</strong>), per trovare conferma della profondit&agrave; autoriale e tecnica che caratterizza la coppia transalpina. Un tocco unico ed originale, che non esaurisce la sua forza espressiva in un'anacronistica fotografia seppia e nella scelta di volti e personaggi di contorno dal gusto felliniano (<strong>Ron Perlman</strong>, <strong>Dominique Pinon</strong>). <br />Al contrario ci si confronta con uno spettacolo visivo che ci immerge senza pudori in un immaginario evolutivo, disseminato pi&ugrave; di imprevisti che di probabilit&agrave; dove, per paradosso, il lato umano risalta spesso nell'ultimo degli emarginati (magari dai tratti aggressivi o violenti) e dove i sentimenti non traspaiono mai cos&igrave; banalmente.<br />La versione italiana del film, distribuita tardi e male solo sul mercato home video, risulta tagliata di pochi ma preziosissimi minuti, che inficiano completamente la continuit&agrave; narrativa dell'opera.</div><div>&nbsp;</div><div>&nbsp;</div>]]></description>
      <pubDate>Thu, 12 Feb 2009 12:26:49 -0800</pubDate>
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      <title>OMAGGIO A: LUIGI PISTILLI</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/1085015</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//fotoalbum//uid_11f6b4ac071.250.0.jpg" alt="alt" width="250" height="231" /><strong>Luigi Pistilli </strong>(Grosseto, 19 luglio 1929 - Milano, 21 aprile 1996) &egrave; stato un grande attore italiano. In teatro, era considerato uno dei migliori interpreti delle opere di <strong>Bertolt Brecht</strong> L'opera da tre soldi e Santa Giovanna dei macelli.<br />Nato a Grosseto, <strong>Pistilli </strong>studi&ograve; recitazione al &quot;Piccolo Teatro&quot; di Milano, diplomandosi nel 1955. Non romper&agrave; mai i legami con il teatro, e spesso torner&agrave; ad apparire in opere dirette da <strong>Giorgio Strehler</strong>. <strong>Pistilli </strong>fece il suo debutto nel cinema con un ruolo non accreditatogli nel film La fuga (1947).<br />Successivamente appar&igrave; in diversi spaghetti-western come <strong>Il buono, il brutto, il cattivo</strong> (1966) (dove interpreta il frate francescano fratello di Tuco) e <strong>Per qualche dollaro in pi&ugrave; </strong>(1965) impersonando il braccio destro dell'Indio, Groggy. Ha interpretato inoltre l'assassino Alberto nel film di Mario Bava <strong>Reazione a catena</strong> (1971) ed aveva un ruolo fisso nella popolare serie televisiva italiana <strong>La Piovra</strong> (1984).<br />Interpret&ograve; tra l'altro, nella sua prolifica carriera, il commissario sinistrorso Mercuri nel capolavoro di <strong>Fernando Di Leo Milano Calibro 9 </strong>(1972) ed il marito alcolizzato di <strong>Anita Strindberg</strong> in <strong>Il tuo vizio &egrave; una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave </strong>(1972) per la regia di <strong>Sergio Martino</strong>.<br />&Egrave; stato anche doppiatore, prestando la voce ad attori come <strong>Michael Gough </strong>(Alfred Pennyworth) in <strong>Batman </strong>(1989), <strong>Noble Willingham</strong> (Gen. Taylor) in <strong>Good Morning, Vietnam </strong>(1987), <strong>Richard Libertini </strong>(Barbaspina) in <strong>Popeye - Braccio di ferro</strong> (1980) ed a <strong>Tsutomu Yamazaki</strong> (Nobukado Takeda) in <strong>Kagemusha - L'ombra del guerriero</strong> (1980).<br /><strong>Pistilli </strong>mor&igrave; suicida impiccandosi nella sua casa di Milano appena prima di apparire per l'ultima volta nell'opera di <strong>Terrence Rattigan</strong> La Tosca il 21 aprile del 1996. </p><p>Lo show fu duramente stroncato dai critici ed ebbe uno scarso successo, probabilmente conducendo Pistilli alla depressione. Secondo i suoi appunti, <strong>Pistilli </strong>soffr&igrave; sempre di pi&ugrave; disperandosi per aver fatto alcuni tristi commenti riguardo la fine della sua relazione con la cantante ed attrice <strong>Milva</strong>.</p><p>&nbsp; </p><p>FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Pistilli</p><p>&nbsp;</p><p>FILMOGRAFIA: http://www.imdb.com/name/nm0685559/</p><p>&nbsp;</p><p> </p>]]></description>
      <pubDate>Thu, 12 Feb 2009 12:26:48 -0800</pubDate>
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      <title>OMAGGIO A: ORCHIDEA DE SANTIS</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/1079526</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//fotoalbum//uid_11f5ad1acae.250.0.jpg" alt="alt" />Nata a Lecce il 20 Dicembre 1948, da piccola si &egrave; trasferita a Roma con la famiglia, al seguito del padre ufficiale di Marina.<br />Ha avuto il suo primo contatto con il mondo dello spettacolo da bambina, proprio in Rai, presso la sede radiofonica di via Asiago. Prese infatti la sua prima bustina paga, quando intorno al 1960 entr&ograve; a far parte del coro delle voci bianche, divenendone presto la voce solista, diretto dalla Prof.sa Renata Cortiglioni. Per alcuni anni &egrave; stata impegnata in trasmissioni radiofoniche e televisive, concerti dal vivo e incisioni discografiche poi, a dodici anni, abbandon&ograve; Via Asiago, per dedicarsi completamente al cinema. Dalla met&agrave; degli anni Ottanta, ha cercato altri spazi di espressione, alternando al cinema, esperienze teatrali, televisive e di nuovo radiofoniche.<br />Per il teatro, ha lavorato insieme a <strong>Fiorenzo Fiorentini</strong> e Mario Scaccia, nelle commedie: Morto un papa, se ne fa un altro! e <strong>Strega Roma</strong> di <strong>Ghigo De Chiara</strong>; <strong>Chicchignola </strong>di <strong>Ettore Petrolini</strong>. Inoltre &egrave; stata impegnata negli spettacoli: <strong>Sottoveste </strong>di <strong>Castellacci </strong>e <strong>Ventimiglia</strong>; <strong>Love and Life</strong> di <strong>Mike Immordino</strong>; <strong>La Bambola Orchidea</strong>, di cui era anche autrice, con le musiche del maestro <strong>Aldo Saitto</strong>. Un secondo <strong>Chicchignola</strong>, con <strong>Fiorenzo Fiorentini</strong>, nel 1998. 1999 <strong>La cicogna si diverte</strong> commedia teatrale diretta da <strong>Carlo Alighiero</strong>.<br /></div><div>Per la radio, ha ricoperto numerosi ruoli di attrice, soprattutto negli sceneggiati ad episodi <strong>Barocco Roma </strong>e <strong>Racconto Italiano</strong>, trasmessi da Radio Due. Dal 1989 ha avuto contratti TD da programmista-regista, presso l'allora struttura &quot;Programmi per l'estero&quot;, per la realizzazione e conduzione dei programmi: <strong>Notturno Italiano</strong>, <strong>AZ - per gli Italiani all'estero</strong>, <strong>Italia canta</strong> (rinnovato per tre anni); <strong>Itinerari italiani</strong>, <strong>Facile ascolto</strong>. Ha condotto nel 1997 e nel 1998, <strong>L &lsquo;arca di No&egrave; </strong>per Radio Due e nel 1998 per Rai International ha ideato diretto e condotto un programma in tredici puntate sul cinema e la colonna sonora <strong>Ciak si esegue</strong>. 1999- per Radio Due &egrave; ideatrice e conduttrice del programma <strong>L'anello di re Salomone</strong>. Per la televisione, ha preso parte come attrice in sceneggiati e cortometraggi, tra i quali: <strong>Roosvelt </strong>(RAITRE 1986); <strong>La Maga Circe </strong>e <strong>Lucrezia Borgia</strong> (RAIUNO - 1987); <strong>il caso Redoli</strong>, film Tv per <strong>I grandi processi</strong> (RAIUNO 1996).</div><div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//fotoalbum//uid_11f5ad1c1a7.250.0.jpg" alt="alt" />Ma la maggior parte della sua esperienza televisiva &egrave; legata alla passione per gli animali, che da sempre coltiva personalmente: presente in prima fila in molte campagne sociali e politiche in difesa dei diritti degli animali, si &egrave; occupata, dapprima di assistenza volontaria presso alcuni canili privati nel comune di Roma, poi della gestione di alcune associazione protezionistiche: la Lega Nazionale per la Difesa del cane; Lega Antivivisezione (LAV); Associazione nazionale Protezione Animali (ANPA); Organizzazione Internazionale Protezione Animali (OIPA), per la quale opera tutt'oggi come delegata di Roma e Lazio.<br />In seguito a tale interesse, nel 1984, '85 e '86, ha ideato, organizzato e condotto programmi (alcuni considerati sperimentali per l'epoca) volti all'informazione ed educazione in difesa dei diritti degli animali, presso alcune emittenti romane: GBR, Video1, T.R.E. <br />Negli ultimi anni ho realizzato alcuni video didattici, destinati alle scuole medie inferiori, prodotti dall'Amministrazione Provinciale di Roma. Dal 1990 al 1995, &egrave; stata direttrice responsabile del notiziario della Lega del Cane &quot;La zampetta&quot;. Ha ideato e realizzato la manifestazione cinofila annuale &quot;Tali &amp; Quali&quot;, gara di somiglianza tra cane e padrone.</div><div>&nbsp;</div><div>FONTE: http://xoomer.virgilio.it/omen</div><div>&nbsp;</div><p>SITO UFFICIALE: www.orchideadesantis.com</p><p>&nbsp;</p><p>FILMOGRAFIA: http://www.imdb.com/name/nm0211473/</p><p>&nbsp;</p><div style="text-align: center"></div><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p><strong>LA NIPOTE</strong> (1974) di <strong>Nello Rossati</strong></p>]]></description>
      <pubDate>Mon, 09 Feb 2009 19:41:51 -0800</pubDate>
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      <title>ONDATA DI PIACERE (1975) di Ruggero Deodato</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/1078074</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11f5722b2f8.250.0.jpg" alt="alt" width="244" height="480" /><strong>Ruggero Deodato</strong> prima di divenire &quot;<em>Monsieur Cannibal</em>&quot;, qui regista di un cinico gioco delle parti a forti tinte erotiche, sceneggiato con abbondanza di colpi bassi dal trio <strong>Gianlorenzo Battaglia</strong>, <strong>Lamberto Bava</strong> e <strong>Fabio Pittorru</strong>.<br />&quot;Giorgio, un cinico industriale, e la sua compagna-amante Silvia, accolgono a bordo del loro yacht una giovane coppia di vagabondi, Irem e Barbara. Una volta preso il largo, l'atmosfera sull'imbarcazione comincia a farsi rovente, con il gioco degli scambi di partner. Ma &egrave; presto chiaro che la natura di Giorgio &egrave; quella di un sadico vizioso, pronto a trasformare la gita in un'occasione per sfogare i suoi istinti pi&ugrave; bassi...&quot; (Filmscoop.it)&quot;<br />Evitando a priori qualsivoglia verosimiglianza e realismo narrativo, la pellicola evidenzia fin da subito il suo status di cult, non tanto per il proliferare (in maniera mai tanto evidente) di bottiglie di un noto scotch whisky del tempo e per le folli musiche del maestro <strong>Giombini</strong>, quanto per la  sconvolgente presenza fisica di una delle starlette pi&ugrave; affascinanti degli anni '70: la romana <strong>Silvia Dionisio</strong>.<br />Compagna (all'epoca) del regista, la <strong>Dionisio </strong>sfoggia un viso e ed un corpo che diverranno di diritto il simbolo stesso del film, un'icona di sensualit&agrave; travolgente che capegger&agrave; sia nelle locandine nazionali che nelle edizioni estere. Inconfutabilmente la generosit&agrave; dell'attrice nel non negarsi a  scene di nudo integrale contribu&igrave;, in maniera non secondaria, al successo di questo thriller atipico e claustrofobico. Girato quasi totalmente su un lussuoso yacht (e per la restante parte nella stupenda Cefal&ugrave;), la forza propulsiva della messa in scena &egrave; tutta incentrata sull'interessante cast artistico, in perenne duello sociale eppure istintivamente aperto a grottesche &quot;tregue sessuali&quot;.<br />Persino il marmoreo <strong>Al Cliver </strong>(alias <strong>Pierluigi Conti</strong>) risulta azzeccato all'interno dell'inquietante meccanismo ad orologeria, intervallato con progressiva frequenza dalle sadiche escandescenze del bravissimo <strong>John Steiner</strong>, volto storico del poliziottesco Italiano (<strong>Roma Violenta</strong>, <strong>La polizia &egrave; al servizio del cittadino?</strong>, <strong>Milano Violenta</strong>).<br />Simpatico cameo del figlio del regista <strong>Saverio Deodato</strong>, nella parte del bambino che instaura con Irem la surreale discussione sulla realt&agrave; che ci circonda.</div><div>&nbsp;</div><div><div style="text-align: center"></div></div>]]></description>
      <pubDate>Mon, 09 Feb 2009 04:23:51 -0800</pubDate>
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      <title>CATTIVI PENSIERI (1976) di Ugo Tognazzi</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/1077043</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11f4be21f5b.250.0.jpg" alt="alt" width="245" height="351" />Non commedia all'Italiana n&eacute; commedia sexy (come Morandini, al solito superficiale, intende annoverare l'opera in questione), la penultima regia dell'immenso <strong>Tognazzi </strong>&egrave; al contrario un ottimo thriller sentimentale, caustico e graffiante come solo il grande cremonese sapeva essere.<br />&quot;La chiusura dell'aeroporto causata dalla nebbia costringe l'avvocato milanese Mario Marani, marito della bella Francesca, a tornarsene a casa nel cuore della notte. Sua moglie sembra profondamente addormentata, senonch&eacute;, in uno sgabuzzino, egli vede spuntare, da sotto a certi abiti, i piedi nudi di un uomo. L'avvocato fa finta di nulla, chiude il ripostiglio, ne intasca la chiave e il giorno dopo parte con Francesca per un viaggio d'affari e di svago, che li conduce prima a una partita di caccia e, poi, a Torino e a Cervinia. I due stanno una decina di giorni lontano da casa e Marani continua per tutto il tempo a cercare di indovinare quale, dei possibili amanti di sua moglie, sia quello chiuso a chiave: un giovane riccone venezuelano? un maestro di sci? l'avvocato Border&ograve;? o, addirittura, il fratello scioperato dello stesso Marani?&quot; (Yahoo Cinema)<br />Prodotto davvero anomalo <strong>Cattivi Pensieri</strong>. Girato da una colonna portante della grande stagione del cinema Italiano, si getta senza troppi indugi nel limbo insolito della satira di costume, inficiata dai volti e dai corpi di tanta commedia commerciale del tempo: <strong>Edwige Fenech</strong> in primis - bellissima come non mai -, <strong>Luc Merenda</strong>, <strong>Mara Venier </strong>e persino <strong>Guido Nicheli</strong> non accreditato.<br />Un film che ritrae un quadro devastante, paranoico e tuttavia veritiero della ricca borhesia del periodo, volgare e cinica (la scena della fucilazione &egrave; puro colpo di genio), figlia del sospetto pi&ugrave; basso e fragile, logorata dalla stessa natura sociale profondamente incerta.<br />L'incubo e la realt&agrave; viaggiano a braccetto e delineando corde surreali nella poetica di <strong>Tognazzi </strong>davvero inedite: i pallidi piedi dell'amante nell'armadio rappresentano una concessione visionaria fulminante, evoluzione inarrestabile e naturale del capolavoro assoluto dell'attore-regista <strong>Il fischio al naso </strong>(1967), parabola inquietante del sistema sanitario del Belpaese.<br />Prendendo le distanze da una considerazione assolutista dell'opera (non parliamo di un film perfetto, sia chiaro), &egrave; certamente necessario ed importante rediscuterne il valore storico e filmico affatto banale, dove il disincanto sembra prendere il sopravvento sulla sbrigativa critica sociale di tanti film coevi e dove la la messa in scena decide di farsi innegabilmente da parte, quasi ad agognare un'impossibile venatura neorealista.<br />Opera personale e fieramente controcorrente, che conferma ampiamente le grandi capacit&agrave; registiche dell'immortale <strong>Tognazzi</strong>.</div><div>&nbsp;</div><div> <br /></div>]]></description>
      <pubDate>Sun, 08 Feb 2009 12:37:11 -0800</pubDate>
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    </item>
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      <title>CIAO MA' (1988) di Giandomenico Curi</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/1065237</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11f3182b9cd.250.0.jpg" alt="alt" />88 minuti di meraviglioso cinedelirio. Degno successore &quot;generazionale&quot; di <strong>Sposer&ograve; Simon Le Bon </strong>(1986) il film &egrave; prodotto dal grande produttore napoletano <strong>Augusto Caminito</strong>, che dopo una serie di successi comici con Villaggio e Banfi gioca la carta (apparentemente sbrigativa) dell'<em>instant movie</em>.<br />&quot;Nell'estate romana si sviluppano e si intrecciano quattro fragili storie: tutto &egrave; incentrato sull'attesa di un concerto, che un divo della canzone rock, Vasco Rossi deve dare al Palaeur. Due commesse di un grande emporio di abbigliamento giovanile, un adolescente appassionato di quel cantante e la sua musica, altre due ragazze di ambiente-bene (l'una e l'altra innamorate di un giovane biondo), nonch&eacute; una coppia di amici sbruffoni e fracassoni che, a bordo delle loro moto, sono sempre a caccia di avventurette, finiscono con il ritrovarsi tra risate, dispetti e qualche lacrimuccia per la grande serata. Dopo l'orgia di musica, all'alba &egrave; di nuovo domani.&quot; (Yahoo Movies)<br />Lontano anni luce dal recente flop <strong>Albakiara </strong>(nel quale il cantante si &egrave; guardato bene dal comparire), il film di <strong>Curi </strong>mescola con coraggiosa irresponsabilit&agrave; il documentario al teen-movie, la commedia all'embrionale videoclip, la pochade allo spot commerciale.<br />Vero punto di forza (e ancora di salvezza) la penna, furba e tagliente, di <strong>Roberto D'Agostino</strong> alla sceneggiatura, considerabile a posteriori come prova generale al suo esordio registico trash <strong>Mutande Pazze </strong>(1992). Insieme al collaboratore <strong>Fiorenzo Senese</strong>, si delinea un allucinante viaggio nella giovent&ugrave; romana di fine anni '80: benestante, ingenua, edonista, volgare, eppure sincera. Il linguaggio mutuato dalla peggiore TV berlusconiana e dal morente movimento Paninaro sono la vera colonna sonora dell'opera, prezioso reperto di una societ&agrave; mai tanto ricettiva ai media circostanti. L'incipit azzeccato sui camion del tour &quot;C'&eacute; chi dice no&quot; ci immerge nell'epoca magica dei concerti rock oceanici, cerimonie aggregatrici di interessi e ceti sociali assai distinti (come sembra suggerire l'impostazione complessiva della storia). Sul cast artistico, si stender&agrave; il (consueto per il periodo) velo pietoso: <strong>Lorenzo Flaherty</strong>, <strong>Claudia Gerini </strong>e <strong>Marco Leonardi </strong>si contendono continuamente la palma di peggiore interpretazione, per di pi&ugrave; vessata da un tremendo ridoppiaggio fuori sync, tanto da far apparire le piccole incursioni di <strong>Vasco</strong> molto pi&ugrave; interessanti e realistiche.<br />In conclusione, un documento piuttosto folk sul (presunto) pubblico di riferimento del rocker di Zocca che, alla chiamata-evento, risponde sempre e comunque con partecipazioni sconfinate. </div><div>Un fenomeno che il film velatamente considera ed analizza come momentaneo e che, al contrario, a distanza di 20 anni non ha conosciuto un solo passo d'arresto.</div><div>&nbsp;</div><div> <br /></div>]]></description>
      <pubDate>Sun, 01 Feb 2009 21:48:17 -0800</pubDate>
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      <title>FRAULEIN KITTY (1977) di Patrice Rumme</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/1064496</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11f17617ee4.250.0.jpg" alt="alt" />Anche conosciuto in USA come <strong>Captive Women 4</strong> e  pi&ugrave; internazionalmente con il titolo <strong>Elsa Fraulein SS</strong>, l'<em>erosvastika </em>di <strong>Patrice Romme</strong> (pseudonimo del regista americano <strong>Mark Stern</strong>) in controtendenza con il leggendario filone bellico-horror, rinuncia decisamente all'estetica della violenza pi&ugrave; sadica, per favorire invece le sfumature sexy ed erotiche precipue dell'improbabile vicenda.<br />&quot;Nel 1943, in Francia, i nazisti organizzano - affidandone il comando al colonnello Kitty Ackermann, ex prostituta ed ex amante del maggiore Franz Holbach - un treno-bordello per ufficiali del Terzo Reich, scopo del quale &egrave; di far scoprire, tra i suoi ospiti, disfattisti e traditori. Mentre il convoglio attraversa la Francia, diretto in Germania, numerosi ufficiali vengono fatti giustiziare dalla spietata Kitty. Intanto, pero, una delle &quot;ragazze&quot;, Liselotte Richter, che in realt&agrave; appartiene a un'organizzazione clandestina antinazista, scopre nel maggiore Holbach, ormai nauseato da Hitler e dai suoi aguzzini, non solo un innamorato, ma anche un compagno di fede. Giunto il treno in Alsazia, i partigiani lo attaccano. Liselotte e Holbach ne approfittano per fuggire, ma Kitty li raggiunge e uccide la ragazza, pagando egualmente con la vita la sua inutile ferocia.&quot; (Yahoo Movies)<br />Premesso che parlare di messa in scena con una fotografia piatta e raffazzonata, una cura scenografica pari a zero (le stanze degli ufficiali nazisti sono tali solo grazie a bandiere con l'effige del III reich) ed un impegno recitativo minimo sarebbe effettivamente improprio. La pellicola di Stern rielabora senza eccessiva verve il celebre <strong>Salon Kitty </strong>(1975) di <strong>Tinto Brass</strong>, mutuandone l'idea del bordello come luogo adibito a centro di spionaggio e purtuttavia smarrendo in sostanza nell'immediato lo stile, la poetica e soprattutto l'inarrivabile visionariet&agrave; del Maestro veneziano.<br /><strong>Malisa Longo</strong>, protagonista assoluta dell'opera, magnifica ed affascinante, non regge artisticamente la (pur minima) credibilit&agrave; del personaggio Elsa. Al contrario interessante la performance di <strong>Patrizia Gori </strong>(Liselotte), divenuta nota grazie al <strong>Rugantino </strong>(1973) di <strong>Pasquale Festa Campanile </strong>e gi&agrave; apprezzata per <strong>Emanuelle e Francoise le sorelline</strong> (1975) di <strong>Joe D'Amato</strong>, che appare inaspettatamente impegnata e coinvolta con enfasi nel ruolo. <br />Un titolo caldamente consigliato ai fan del genere ed ai pi&ugrave; attenti videoarcheologi, per tutti gli altri, meglio revisionare con nostalgia i &quot;classici&quot; del filone...</div><div>&nbsp;</div><div> <br /></div>]]></description>
      <pubDate>Sun, 01 Feb 2009 07:32:27 -0800</pubDate>
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      <title>YUPPI DU (1975) di Adriano Celentano</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/1052726</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11ef87274eb.250.0.jpg" alt="alt" width="247" height="413" />Che <strong>Celentano </strong>adori il cinema, con le sue sfumature e le sue immense potenzialit&agrave;, &egrave; ormai attestabile come verit&agrave; assoluta, inconfutabile.<br />Al <em>molleggiato </em>si deve soprattutto il pregio di aver compreso che le regole narrative del cinema non sono poi cos&igrave; rigide, necessarie solo per chi si considera mero esecutore di rappresentazioni convenzionali, ma in sostanza aperte ad innumerevoli sovversioni di sorta: stravolgimenti di messa in scena e montaggio che solo pochi fortunati visionari si sono potuti permettere (un po' per lo status di personaggio  raggiunto, un po' perch&egrave; recidivamente irresponsabili).<br />&quot;Un musical della gioiosa rivolta contro povert&agrave; e ingiustizie sociali, morti bianche e veleni che inquinano corpi e pensieri. La storia, ispirata a un fatto di cronaca, racconta dell'apparizione di Silvia (<strong>Charlotte Rampling</strong>), creduta morta e in realt&agrave; fuggita con un ricco milanese, mentre nel frattempo suo marito Felice (<strong>Adriano Celentano</strong>) si &egrave; risposato con la dolce e bellissima Adelaide (<strong>Claudia Mori</strong>). La felicit&agrave; pu&ograve; essere in una casa-palafitta, in un umido antro sotto un ponte piuttosto che nella vita nella sontuosa Milano dell'apparenza e dello smog. Storia di crudelt&agrave; e disillusione, con il sentimento che si fa commercio. Metafora della modernit&agrave; e delle sue tentazioni. L'antidoto &egrave; Felice che riuscir&agrave; a fare dei fumi chimici, dell'avidit&agrave; e degli abusi una parabola d'amore.&quot; (Comingsoon.it)<br />Servirebbe immaginare il pubblico del tempo in sala, con molta probabilit&agrave; intimorito da tanta poetica freak-apocalittico-ambientalista eppure totalmente travolto dalla passione sperimentale con cui il cantante ha trasfigurato i temi a lui cari. Il rischio di volare (almeno nella messa in scena)  troppo alto port&ograve; di conseguenza ad un imprevisto successo d'incassi e di critica: caso unico per un film italiano dalla natura platealmente eccentrica, sfuggente, inclassificabile.<br />Un'opera rock nata <em>cult </em>fin dal manifesto iconografico - ritraente uno stilizzato <strong>Celentano </strong>con le braccia aperte, volte a disegnare un ipotetico gabbiano in volo - riconfermandosi poi tale in numerose,   inclassificabili ed originalissime sequenze della storia: dialoghi fuori campo &quot;percepiti&quot; dai protagonisti, improvvisi momenti musical, un'estetica <em>steampunk </em>ante-litteram che ancora adesso fa rabbrividire con il suo drammatico disincanto.<br />Il film, a seguito del passaggio cinematografico, non fu mai editato (per volere dello stesso autore) per il mercato video e conobbe solo 4 storici passaggi televisivi sulle reti Mediaset. Nel 2008 in occasione della 65a &quot;Mostra Internazionale d'arte Cinematografica di Venezia&quot; &egrave; stata finalmente presentata una versione restaurata dell'opera, con modifiche di montaggio e differenti elaborazioni audio/video che, comprensibilmente, ha scontetato i fan pi&ugrave; fedeli (fatto piuttosto grave, se si tiene conto che la successiva uscita in DVD non &egrave; accompagnata dalla versione originale). Onore infine a <strong>Charlotte Rampling</strong> e <strong>Claudia Mori</strong>, le cui bellezze inondano di luce e colore l'intera storia. </div><div>&nbsp;</div><div> <br /></div>]]></description>
      <pubDate>Sun, 25 Jan 2009 20:14:35 -0800</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>ZOMBI 2 (1979) di Lucio Fulci</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/1052725</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11ef8727be0.250.0.jpg" alt="alt" />Conosciuto a livello internazionale come <strong>Zombie Flesh Eaters</strong>, la prima esperienza di <strong>Fulci </strong>con la materia propriamente horror &egrave; sconvolgente: la profonda sensibilit&agrave; nell'evocare, attraverso cambi di fuoco, battute o violenti movimenti di macchina il terrore pi&ugrave; puro &egrave; gi&agrave; pienamente manifesta. Immaginare che l'avrebbe dovuto girare <strong>Enzo Girolami Castellari </strong>(precedentemente si fece anche il nome di <strong>Massaccesi</strong>) spiazza non poco, in quanto la scelta avrebbe innegabilmente segnato la futura carriera di <strong>Fulci </strong>e nondimeno avrebbe condotto l'opera verso una soluzione filmica pi&ugrave; spettacolare e (con probabilit&agrave;) semplificatamente action.<br />&quot;Una imbarcazione, chiaramente alla deriva entra nella baia di Hudson. Il poliziotto che sale per una ispezione si trova di fronte ad una figura mostruosa dal volto lordo di sangue. La notizia si sparge e due persone si incontrano con il medesimo interesse a fare luce nel mistero: Bryan Hurt, un giovane giornalista mandato dal proprio giornale, e Ann Bolt, la figlia dello scienziato gi&agrave; padrone del battello alla deriva. Decisi a recarsi tra le isole delle Antille, ove si era recato il padre di Anna, i due trovano ospitalit&agrave; nella goletta di due giovani sub: Peter West e Susan Barreto. Giunti all'isola ricercata, i quattro scoprono che il dr. Menard, con l'aiuto di alcuni collaboratori, sta contemporaneamente cercando di curare gli indigeni malati e di combattere un esercito di &quot;zombi&quot;, stranamente in &quot;libera uscita&quot; dopo secoli di sonno. &quot; (Mymovies.it)<br />Tralasciando la risibile polemica con <strong>Argento </strong>e <strong>Romero</strong> sulla paternit&agrave; cinematografica del morto vivente, le rivendicazioni su parti della sceneggiatura (di <strong>Dardano Sacchetti</strong>, ma firmata dalla moglie <strong>Elisa Briganti</strong>) e le note sfuriate del regista nei confronti soprattutto del cast artistico, l'opera ultima resta, a tutt'oggi, una personalissima visione &quot;rigenerativa&quot; ed originale del cinema dell'orrore Italiano fino ad allora prodotto. N&eacute; pura macelleria n&eacute; prodotto di mera imitazione (tecnica e tematica). La paura incontra il <em>background</em> culturale di un intellettuale vero (<strong>Fulci </strong>lo era sul serio, senza tuttavia il bisogno di doverlo per&ograve; ripetere come molti colleghi), la cui lunga gavetta  al fianco di grandi maestri &egrave; valsa certamente pi&ugrave; del Centro Sperimentale di Cimetografia.<br />Gli effetti speciali del grande <strong>Giannetto De Rossi</strong>, coadiuvato dal trucco di giovane e gi&agrave; capace<strong> Rosario Prestopino</strong>, delimitano la poetica fulciana della crudelt&agrave;: degradazione della carne e dei sentimenti, deflagrazione di shock visivi che sottolineano in ogni frame l'amore per la messa in scena. Un amore tanto intimo ed irriproducibile che solo i capolavori come<strong> Zombi 2</strong> riescono a far trasparire.</div><div>&nbsp;</div><div> <br /></div>]]></description>
      <pubDate>Sun, 25 Jan 2009 20:14:34 -0800</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>LO SQUARTATORE DI NEW YORK (1982) di Lucio Fulci</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/1039774</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11edef3712d.250.0.jpg" alt="alt" />&Egrave; ritenuto il film <em>&quot;pi&ugrave; pessimista, violento, misogino e crudele diretto da Lucio Fulci&quot; </em>tuttavia, parlando di un Maestro assoluto, sarebbe opportuno aggiungere <em>&quot;pi&ugrave; poetico&quot;</em>. Il grande regista romano saluto i luccicanti anni '80 girando un thriller estremo pi&ugrave; inquietante dei precedenti horror, quasi a voler evidenziare orgogliosamente le prese di distanza dal decennio ipocrita e superficiale per eccellenza.<br />&quot;Dopo una serie di efferati omicidi commessi con lo stesso rituale verso donne di diversa estrazione sociale, il tenente Williams ritiene che tutto sia opera di un maniaco. Nello svolgimento delle indagini il poliziotto si avvale dell'aiuto di uno psicologo. L'assassino colpisce senza lasciare traccia ma una delle vittime designate, Fay, riesce a salvarsi e offre alla polizia una sicura testimonianza: l'assassino &egrave; un uomo a cui mancano due dita nella mano destra. Ma i massacri continuano preceduti da puntuali telefonate di avviso con la voce di Paperino. Per&ograve; l'assassino ha commesso un errore e la polizia lo incalza...&quot; (Yahoo Movies)<br />Mai l'occhio fulciano &egrave; considerabile tanto chirurgico e freddo come ora: gli spazi, i volti, persino i respiri abbracciano all'unisono quell'atmosfera <em>artaudiana</em> tanto cara della messa in scena. Tutti i personaggi coinvolti sono peccatori incalliti (con vizi per lo pi&ugrave; riconducibili alla sfera sessuale), vittime di disillusioni croniche senza vie di fuga. Facendo di necessit&agrave; virt&ugrave;, l'autore gioca bene con le necessit&agrave; e le numerose difficolt&agrave; del progetto (la rinuncia ai tanti storici collaboratori, da <strong>Frizzi </strong>per le musiche passando per il direttore della fotografia <strong>Sergio Salvati</strong>), rielaborando la sceneggiatura thriller in maniera decisamente surreale, intrisa di deviazioni splatter ed erotiche, tutte peraltro giustificate da situazioni avvincenti ed originali.<br />A voler essere pedanti, le musiche di <strong>Francesco De Masi </strong>stonano visibilmente con l'estetica pessimista e decadente della storia, contrappuntando la narrazione noir con score pi&ugrave; consoni a telefilm polizieschi anni settanta. Ma parliamo comunque di un'imperfezione perdonabile all'interno di una macchina-cinema perfettamente oliata e riuscita, indiscutibilmente moderna e lontana anni luce dal &quot;patinato vuoto&quot; dei prodotti cinematografici Italiani del medesimo periodo.<br />Per cronaca di pura curiosit&agrave;, <strong>Antonella Interleghi </strong>&egrave; accreditata come &quot;Alamanta Keller&quot;, <strong>Renato Rossini</strong>  come &quot;Howard Ross&quot;, <strong>Andrea Occhipinti</strong> come &quot;Andrew Painter&quot; (sic!) e <strong>Cosimo Cinieri</strong> come  &quot;Laurence Welles&quot;.</p><p>&nbsp;</p><div style="text-align: center"></div>]]></description>
      <pubDate>Sun, 18 Jan 2009 19:38:29 -0800</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>THE BARBARIANS &amp; CO. (1986) di Ruggero Deodato</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/1039773</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11ec0e2a61d.250.0.jpg" alt="alt" />Tardo esempio di fantasy-barbarico ad opera del talentuoso Deodato, prodotto con capitali americani dalla storica Cannon (fallita poco dopo tale progetto, per approfondimenti sulle sue vicende leggere <a href="http://www.cannonfilms.com/cannon1.html" target="_blank">qui</a>) ed interessante <em>canto del cigno</em> di un modo di fare cinema che con molta probabilit&agrave; non torner&agrave; mai pi&ugrave;.<br />&quot;Una trib&ugrave; di artisti girovaghi - i Ragnicks - vive felice sotto la guida della regina Canary la quale custodisce un rubino magico, che assicura a tutti una piena felicit&agrave;. Ma il truce Kadar &egrave; in agguato con i suoi guerrieri, il rubino gli preme anche come segno di potere e, quindi, attacca la trib&ugrave; ambulante, cattura la regina e trae in schiavit&ugrave; anche due ragazzi - i gemelli Gore e Kutchek, destinati a lavori massacranti nelle cave di Talchet. Canary, per&ograve;, &egrave; riuscita durante lo scontro a far fuggire il fido Greyschaft con la pietra magica, affinch&eacute; essa sia occultata in un luogo prestabilito. Purch&eacute; i due gemelli non muoiano sotto le frustate e per gli stenti, la regina accetta di entrare a far parte del gineceo di Kadar senza che questi peraltro non riesca mai a strapparle il nome del luogo in cui il rubino deve ormai essere stato celato. I gemelli crescono e ora sono diventati due giganti dotati di intrepido coraggio e di enorme forza. Fuggiti da Talchet e ritrovati i Ragnicks sopravvissuti, li attendono straordinarie avventure, dovranno vedersela con serpenti e mostri vari, uccidere lo spaventoso drago della palude e finalmente recuperare il rubino che, sconfitto Kadar, riporter&agrave; la felicit&agrave; a tutti i Ragnicks, che poi eleggeranno la nuova regina nella persona di una graziosa fanciulla, che molto aveva aiutato Gore e Kutchek nelle loro imprese.&quot; (Yahoo Movies)<br />E' incredibile innanzitutto constatare come - con ben 5 anni di anticipo - il film presentasse le situazioni, le trovate sceniche e soprattutto le soluzioni narrative della futura fiction televisiva <strong>Fantaghir&ograve;</strong>, frutto della maestria tecnica di un altro grande autore come <strong>Lamberto Bava</strong>. Dettaglio non irrisorio se si considera l'apparente morte del filone fantastico, reduce dal flop di <strong>Conan il distruttore</strong> (1984) e degli invisibili prodotti di imitazione Italiani.<br />Un film che sfida, attraverso un incipit dichiaratamente western ed un procedere sospeso tra avventura  e commedia, i preconcetti della pessima critica cinematografica del periodo: attacchi spesso diretti (al Deodato regista, &quot;macchiatosi&quot; delle imperdonabili vicissitudini connesse al suo  film capolavoro <strong>Cannibal Holocaust</strong>) e talvolta indiretti, volti a screditare ferocemente e con qualsiasi mezzo le ultime produzioni di genere nazionali.<br />Senza superficiali ed opportunistiche riconsiderazioni, <strong>The Barbarians </strong>appare ancora oggi un'opera coraggiosa e divertente, girata con un'eccellente messa in scena (le scenografie di <strong>Giuseppe Mangano </strong>ed i costumi curati da <strong>Francesca Panicali</strong> meritano pi&ugrave; di una nota di riguardo) e pervasa di una vitalit&agrave; davvero coinvolgente. <strong>Deodato </strong>ebbe inoltre l'azzeccata intuizione di virare la storia in chiave ironica, a seguito dell'incontro con i muscolosi protagonisti - i gemelli <strong>Peter </strong>e <strong>David Paul</strong> - perennemente impegnati in grotteschi bisticci al limite dell'infantile.<br />Un approccio davvero professionale al filone barbarico, contaminato da quel valore aggiunto tutto italiano che avrebbe potuto (in condizioni politiche e culturali differenti) segnare seriamente la rinascita del cinema di genere. <br />Si noti, per concludere, come le incantate sequenze in esterni siano state interamente  girate nel Lazio, nell'affascinante riserva di  Tor Caldara in provincia di Roma. </div><div>&nbsp;</div><div> <br /></div>]]></description>
      <pubDate>Sun, 18 Jan 2009 19:38:29 -0800</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>FULL METAL YAKUZA (1997) di Takashi Miike</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/1025346</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11e51b74cf1.250.0.jpg" alt="alt" />Ennesima azzeccata e riuscita provocazione del maestro <strong>Miike</strong>, distribuita (in Giappone) direttamente <em>straight-to-video</em> eppure assurta a cult assoluto per la sua palese allergia a qualsivoglia regola e restrizione narrativa.<br />&quot;Kensuke Hagane (<strong>Tsuyoshi Ujiki</strong>) &egrave; un timido e maldestro ragazzo che vorrebbe diventare uno yakuza. Il suo eroe &egrave; Tosa (Takeshi Caesar), uno spietato yakuza armato di una katana. Questi compie una strage davanti alla propria ragazza e viene arrestato.<br />Dopo sette anni Tosa esce dal carcere e ritrova Hagane, sempre pi&ugrave; imbranato e disperato. I due vengono attirati in una trappola e uccisi. Uno scienziato pazzo compra al mercato nero i cadaveri dei due e ricostruisce in laboratorio il corpo di Hagane, trapiantandogli il cuore di Tosa.<br />Risvegliatosi, Hagane si ritrova a mangiare solo metallo e decide di vendicare Tosa, uccidendo coloro che hanno attuato l'agguato. Hagane incontra anche la ragazza di Tosa, che per&ograve; viene catturata dalla yakuza e ferocemente torturata.&quot; (Wikipedia.org)<br />Noir, horror, commedia e cinecomic si fondono anarchicamente per dar forma ad un prodotto unico, libero e sospeso nei contorni della poetica stessa dell'autore: il diverso, l'amore impossibile, la violenza esasperata e grottesca, l'incredibile sinergia uomo-macchina (tuttavia lontana dai deliri cyberpunk di <strong>Tsukamoto</strong>).<br />La &quot;rivoluzione&quot; del regista giapponese &egrave; divertita ed infantile, volutamente indirizzata ad equivocare il ridicolo involontario con la polemica intellettuale, argutamente trasversale alle aspettative pi&ugrave; prevedibile dello spettatore medio, orientale od occidentale che sia.<br />Il sangue scorre ma colora le emozioni, fugge dall'impatto riduttivo del terrore tout-court ed irresponsabile fa virare l'immaginazione verso l'improbabile. <br />Non un'opera per chi spera di trovare in un film asiatico le conferme ad una presunta spiritualit&agrave; assolutaria (meglio interessarsi, in tal senso, al cinema tradizionale del cinese <strong>Yimou</strong>), ma al contrario un perocoloso - ma originale - salto nel vuoto scevro da regole.<br />In attesa spasmodica del folle film <em>live action</em> ispirato alla famosa serie animata <strong>Yattaman</strong>,<strong> Full Metal Yakuza</strong> rappresenta un titolo necessario e fondamentale che conferma la genialit&agrave; inafferabile di <strong>Takashi Miike</strong>.</div><div>&nbsp;</div><div> <br /></div>]]></description>
      <pubDate>Sat, 10 Jan 2009 20:22:12 -0800</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>SHEITAN (2006) di Kim Chapiron</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/1025345</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11eb7fd1e32.250.0.jpg" alt="alt" />In Arabo <strong>Sheitan </strong>significa &quot;Satana&quot;, ottima premessa per l'opera prima del regista franco-vietnamita <strong>Kim Chapiron</strong>, che a soli 26 anni (et&agrave; impensabile in Italia per realizzare qualsivoglia progetto cinematografico) manifesta una visionariet&agrave; malsana piuttosto interessante, debitrice dei grandi classici horror ambientati nelle provincie pi&ugrave; remote e dimenticate: <strong>Non aprite quella porta</strong> (1974) in primis e certamente molti titoli di <strong>Craven</strong>, senza dimenticare tuttavia i recenti lavori del bravo <strong>Rob Zombie</strong>.<br />&quot;Parigi, vigilia di Natale. Quattro ragazzi conoscono in discoteca Eva, una misteriosa ed intrigante ragazza che li invita a passare la notte nella sua villa in campagna. Eva abita fuori Parigi, in un grande casolare, insieme al bizzarro custode Joseph e sua moglie incinta. Tra sesso, bizzarri incontri e tanti burattini, i ragazzi trascorrono il Natale, ma il pericolo &egrave; in agguato e i villici sembrano morbosamente interessati agli ospiti. &quot; (Horromovie.it)<br />Massacrato dalla critica Francese con l'accusa di essere eccessivamente derivativo rispetto persino ad alcuni prodotti autoctoni (si pensi ad autori come <strong>Alexandre Aja</strong> e <strong>Gaspar No&egrave;</strong>), l'opera risulta invece inaspettatamente &quot;frizzante&quot;, lontana dallo stile fondamentalmente reazionario che inficia troppi titoli del <em>new horror</em> europeo.<br />Colpisce positivamente, oltre al montaggio curatissimo ed alla messa in scena, l'attenzione maniacale per il casting, dove persino l'ultima delle comparse coinvolta sembra uscire da una  sensibilit&agrave; a tratti <em>pasoliniana</em>: quelli dei contadini sono volti scavati e disturbanti, vissuti e cresciuta in una maniera che non vorremmo nemmeno immaginare, in netta antitesi con le presenze accomodanti e piacevoli dei giovani protagonisti figli della capitale Francese.<br /><strong>Cassel </strong>(anche produttore) d&agrave; prova di ottime capacit&agrave; attoriali, tanto che sar&agrave; piuttosto difficile dimenticare il ghigno inquietante del suo Joseph al termine della difficile visione. <br />In attesa di aspettare <strong>Chapiron </strong>al varco dell'opera seconda, un'ulteriore conferma del fermento creativo nella realt&agrave; cinematografica transalpina, cos&igrave; attenta alle forme espressive del nuovo cinema di genere e cos&igrave; sensibile alle potenzialit&agrave; di giovani e promettenti autori.</div><div>&nbsp;</div><div> <br /></div>]]></description>
      <pubDate>Sat, 10 Jan 2009 20:22:11 -0800</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>UN RAGAZZO, TRE RAGAZZE (RACCONTO D'ESTATE) (1996) di Eric Rohmer</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/1016656</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11e51b750d1.250.0.jpg" alt="alt" />Classe 1920, <strong>Rohmer </strong>&egrave; stato uno dei principali nomi di riferimento della <strong>Nouvelle Vague </strong>Francese, un autore assoluto che ha sposato (forse pi&ugrave; e  meglio dei colleghi) la poetica  della <em>camera stilo,</em> quella dolce grammatica della visione che trasforma la cinepresa nella penna attenta di uno scrittore , il cui senso della narrazione risiede sovente nei dettagli delle situazioni.<br />&quot;Durante l'estate, il giovane Gaspard, che ha appena conseguito la laurea in matematica, si reca col traghetto a Dinard, sulla costa bretone, nella casa prestatagli da amici, con la sua chitarra a tracolla e l'immancabile zainetto. Sembra incline alla musica e intende trascorrere una vacanza su quella spiaggia con la sua &quot;ragazza&quot;, Lena, che dovrebbe raggiungerlo da un momento all'altro: ma Lena non arriva, non telefona, non si fa viva in nessun modo. Gaspard ha frattanto incontrato in una cr&ecirc;perie Margot, un'etnologa legata ad un giovane, che si occupa di cooperazione in Polinesia: si raccontano le loro reciproche storie e le analoghe condizioni di attesa di un assente; diventano amici, escono spesso insieme, si confidano i rispettivi progetti di vita, entrando in una crescente familiarit&agrave;. Gaspard fa vedere a Margot le foto di Lena, che lei non ritiene il tipo adatto a lui. Nota invece il fuggevole interesse del giovane per Sol&egrave;ne, che considera una giovane pi&ugrave; consigliabile. Avviene cos&igrave; un incontro fra Gaspard e Sol&egrave;ne, avvenente, disinibita e estroversa, che per&ograve; deve presto andarsene per un precedente impegno. E finalmente sopraggiunge Lena - ormai quasi non pi&ugrave; attesa - graziosa, instabile, piena di curiosit&agrave; turistiche e di progetti distensivi.&quot; (Yahoo Movies)<br />Opera terza della tetralogia delle stagioni (iniziata nel 1990 con <strong>Racconto di Primavera</strong> e conclusasi, con perfetta cadenza biennale, nel 1998 con <strong>Racconto D'Autunno</strong>), rappresenta all'interno del corpus narrativo l'episodio pi&ugrave; riuscito e coinvolgente, grazie a fattori magicamente in sinergia che accompagnano alla freschezza dei giovani attori una sceneggiatura solare (come si conviene) e tuttavia romanticamente cerebrale.<br />Davvero impossibile non sentirsi rapiti dalle vicende sentimentali di Gaspard (un eccellente <strong>Melvil Poupaud</strong>), dalle sue indecisioni croniche sempre in balia di eventi troppo complessi, intento ad osservare silenzioso l'apparente banalit&agrave; turistica della costa bretone. Gli elementi stilistici del grande maestro Francese rispondono tutti all'appello: nessuna musica extradiegetica - in antitesi ad  un uso geniale di suoni e rumori d'ambiente -, messa in scena dal gusto minimale, dialoghi e battute sornionamente mascherati come improvvisati ed invece rispondenti ad un sceneggiatura articolata e stratificata.<br />Lascia basiti constatare come <strong>Rohmer</strong>, alla veneranda et&agrave; di 76 anni, abbia saputo toccare con tanta sincerit&agrave; e sensibilit&agrave; un tema difficile come l'adolescenza. Un universo di amori, paure ed energie che affidato ad un qualsiasi autore sarebbe potuto diventare un prodotto maldestramente giovanilistico e che invece, attraverso gli occhi vivi di un &quot;grande vecchio&quot;, si &egrave; trasfigurato naturalmente in un sublime capolavoro.</div><div>&nbsp;</div><div><div style="text-align: center"></div> </div>]]></description>
      <pubDate>Tue, 06 Jan 2009 10:25:49 -0800</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>MUTANDE PAZZE (1992) di Roberto D'Agostino</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/1013311</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11e9c66c18a.250.0.jpg" alt="alt" width="242" height="337" />Ex DJ, ex scrittore, ex opinionista e tuttologo ed ora responsabile del maggior sito italiano di gossip &quot;Dagospia&quot;. <strong>D'Agostino</strong> i salotti e gli ambienti volgari della cosiddetta &quot;Roma bene&quot; li conosce non poco, non stupisce quindi che la sua unica regia - sceneggiata insieme a <strong>Fiorenzo Senese</strong> - riporti  alla realt&agrave; grottesca dello televisione Italiana: corrotta, marcia e viscida oltre l'immaginabile.<br />&quot;La giovane Alessia fa la valletta in uno show televisivo e tenta di sedurre un funzionario che le viene temporaneamente &quot;soffiato&quot; da una collega. In seguito, grazie ai &quot;buoni uffici&quot; della madre, riesce ad invitarlo a cena, e ad esternargli la sua disponibilit&agrave; nonostante il disturbo arrecato dall'improvviso rientro del fratello gay. In seguito Alessia lascia il funzionario perch&eacute; un ministro, visto un suo film dimostrativo, vuole conoscerla intimamente, cosa che non ha difficolt&agrave; ad ottenere. La quarantenne Amalia presenta uno show salutista televisivo mattutino per casalinghe, e farebbe, e fa, di tutto per ottenere la conduzione di una trasmissione in prima serata. E' sposata con un individuo cui non lesina insulti e tradimenti a ripetizione. Si serve dapprima dell'appoggio d'un onorevole, ma poi riesce, scoprendo le tendenze masochiste del direttore della rete televisiva, a divenirne l'amante e ad ottenere il sospirato cambio di fascia oraria. La destituzione, per motivi di rimpasto politico, del protettore la getta nello scoramento. La formosa Stefania fa la fotomodella per pubblicit&agrave; erotica ed ha un'amica, Beatrice, apparentemente dedita agli studi universitari.&quot; (Yahoo Movies)<br />Siamo nei primi anni '90 e gi&agrave; traspaiono, senza mezzi termini, tutte le innumerevoli sfaccettature oscure del nostrano mondo dello spettacolo; molto prima dello scandalo di &quot;Vallettopoli&quot; (l'inchiesta-scandalo condotta dalla Procura di Potenza a partire da giugno 2006 e riesplosa a livello mediatico il 12 marzo 2007) e dell'esplosione/involuzione trash della TV pubblica e commerciale Italiana, ambedue definitivamente votate al nepotismo ed all'antimeritocrazia.<br />Gli obiettivi di <strong>D'Agostino</strong> non sono poi affatto velati: si va dalla presentatrice politicamente sostenuta alla soubrette partenopea pronta a tutto pur di apparire, dal regista erotico di successo al produttore attento alle nuove leve da provinare...<br />Un panorama fondamentalmente tanto squallido ed eccessivo da risultare - oggi - iperrealista.  Questo nonostante lo stile sembri rifarsi al primo <strong>Almodovar </strong>(ipercromatico e scorretto) ed al miglior <strong>Corsicato</strong> (quando sapeva prendersi meno sul serio). Un film che non smentisce il gusto provocatorio, intelligente e graffiante del suo autore, sincero e riuscito proprio perch&eacute; immediato ed irresponsabile: certamente imperfetta, l'opera diverte nella sua folle unicit&agrave;.</div><div>Tutto diviene paradossale circo di edonismo e piccole personalit&agrave;, personaggi identificati (ed identificabili) all'interno di microrealt&agrave; mediocri, fittizie, frutto di una cultura inquietantemente vuota, al cui interno fluttuano isolati corpi da macello.<br />Un'auspicabile ed impellente visione, all'interno del circuito scolastico nazionale, &egrave; pi&ugrave; che d'obbligo.</div><div>&nbsp;</div><div> <br /></div><div>&nbsp;</div>]]></description>
      <pubDate>Sun, 04 Jan 2009 06:54:02 -0800</pubDate>
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      <title>PIERINO LA PESTE ALLA RISCOSSA (1982) di Umberto Lenzi</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/1004222</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11e7f0220f0.250.0.jpg" alt="alt" /><em>&quot;Pierino la peste, che genio, che testa le studio, le invento, le fo. Se vedo un reattore che va fuori pista. Pierino, io forse lo so!&quot;</em></div><div>Basterebbe questo semplice ritornello, presente nella sigla firmata dal bravissimo <strong>Walter Rizzati</strong>, a riassumere il Pierino apocrifo interpretato dal bravo <strong>Ariani </strong>e diretto (si fa per dire) da uno svogliatissimo <strong>Umberto Lenzi</strong>.<br />&quot;Pierino, grande e grosso com'&egrave;, &egrave; il solito ripetente. A scuola sfoga la sua irrequietezza con battute, scherzi buffi, impertinenze alle spalle del maestro che lo ha preso di mira e che naturalmente diventa la sua vittima designata. Anche i suoi compagni sono continuamente provocati e fatti oggetto di scherzi assai pesanti. Vive con il padre ex portantino che con un imbroglio &egrave; riuscito ad essere titolare di una farmacia, con una madre, troppo materna, ed una nonna che, quanto a salacit&agrave;, &egrave; degna del nipote.&quot; (Yahoo Movies)<br />Girato completamente in presa diretta, con fotografia inesistente e montato con molta probabilit&agrave; in pochissimi giorni, il film interpretato dallo storico attore-doppiatore toscano (fu la voce di <strong>Oliver Hardy</strong> dopo la dipartita artistica di <strong>Alberto Sordi</strong>) mutua vistosamente il meccanismo narrativo del titolo ispiratore - il divertente <strong>Pierino contro tutti </strong>(1981) con <strong>Vitali </strong>- valicando tuttavia quei pur minimi confini &quot;di rappresentabilit&agrave;&quot; che l'opera di <strong>Laurenti </strong>sembrava imporsi.<br />La battuta a doppio senso con riferimenti sessuali diviene cos&igrave; la norma, la rivalsa anarchico-infantile sulle istituzioni inesistente. Si designa un materiale esplosivo pi&ugrave; nella forma che nella sostanza, ma sempre cosciente di rifiuto referenziale ad un eventuale pubblico under 14.<br />Peccato, se <strong>Ariani </strong>avesse imposto meglio il suo personaggio e <strong>Lenzi </strong>avesse curato con sufficiente interesse la regia, saremmo di fronte ad una valida alternativa al Pierino ufficiale. </div><div>In questi caso parliamo di un simpatico prodotto, dalla veste piuttosto amatoriale, con un ottimo cast di comprimari (la <strong>sora Lella</strong>, <strong>Mario Brega</strong>, <strong>Renzo Montagnani</strong>, <strong>Didi Perego</strong>, <strong>Jenny Tamburi</strong>) adatto comunque ad una visione disimpegnata e distratta.</div><div>&nbsp;</div><div> <br /></div>]]></description>
      <pubDate>Mon, 29 Dec 2008 01:50:59 -0800</pubDate>
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      <title>MALADOLESCENZA (1977) di Pier Giuseppe Murgia</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/994177</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11e36a32751.250.0.jpg" alt="alt" />Provocazione inquietante, apologo pretenzioso sulla perdita dell'innocenza o semplicemente lo sfruttamento voyeuristico della piccola modella <strong>Eva Ionesco</strong>? Difficile stabilirlo con certezza, di sicuro l'esperimento filmico rappresenta un <em>unicum </em>del periodo.<br />&quot;Fin dall'infanzia, Fabrizio e Laura si godono insieme le vacanze estive: il luogo preferito dei loro giochi &egrave; una foresta della Boemia che Fabrizio considera come il proprio regno. Si ritrovano dunque, ancora una volta: non sono pi&ugrave; gli stessi, oggi sono due adolescenti alle prese con i primi turbamenti del sesso. Durante un temporale che li costringe a rifugiarsi in un castello diroccato, scoprono il piacere dei baci e delle carezze. I loro rapporti, per&ograve;, si guastano quando sulla scena compare una coetanea, Silvia, alla quale Fabrizio dedica ora tutta la sua attenzione. Laura, pur venendo trattata come una schiava dai due, decide di restare.&quot; (Filmscoop.it)<br />Tre soli attori giovanissimi a condurre le fila di una favola nera - che guarda a <strong>Pasolini </strong>ed anticipa di oltre 10 anni l'interessante <strong>Il signore delle mosche</strong> di <strong>Harry Hook </strong>- da accettare o rifiutare senza mezze misure. Basti pensare al coinvolgimento nell'operazione della figlia della fotografa franco-romena <strong>Irina Ionesco</strong>, al tempo icona di un erotismo morboso oltre che soggetto frequente degli scatti materni. <br />Nel complesso, seppure &egrave; opportuno riconoscere una riuscita atmosfera (minacciosa ed arcana, come si addice ad una storia dai toni fiabeschi) ed un certo impegno registico nella direzione attoriale, il risultato resta innegabilmente cerebrale e, quel che &egrave; peggio, noioso. Finanche il drammatico epilogo sembra chiudere una confusione narrativa fuori controllo, indecisa e schizofrenica al pari dei balzi emozionali del protagonista. <br />Piccole curiosit&agrave;: il film, prodotto da <strong>Franco Cancellieri</strong>, venne girato in Boemia per sfuggire alle scomode e rigide maglie della censura Italiana del tempo, mentre <strong>Pier Giuseppe Murgia</strong> si divider&agrave; (molti anni dopo) tra la stesura di sceneggiature di fiction poliziesche e la regia di diverse puntate del programma televisivo RAI &quot;Chi la visto?&quot;</div><div>&nbsp;</div><div> <br /></div>]]></description>
      <pubDate>Sun, 21 Dec 2008 17:27:33 -0800</pubDate>
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      <title>HARD CANDY (2005) di David Slade</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/982313</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11e219ffacf.250.0.jpg" alt="alt" />Leggendo in rete, le opinioni sul thriller <em>da camera</em> dell'autore del recente <strong>30 giorni di notte</strong> (2007) sembrano essere tutte entusiastiche, soddisfatte di aver finalmente trovato un prodotto imprevedibile, diverso, quasi interattivo con lo spettatore. Gli under 16 al contrario lo liquidano con poche battute, delusi dai continui dialoghi e dall'assenza di esplicite mutilazioni ed astruse forme di tortura. Il punto focale dell'opera sta infatti nell'inedito approccio artistico e narrativo di <strong>Slade</strong>, tanto controcorrente rispetto all'horror contemporaneo da non meritare nemmeno l'uscita nelle sale cinematografiche Italiane.<br />&quot;Hayley Stark (<strong>Ellen Page</strong>) &egrave; una ragazzina di quattordici anni dall'aspetto esile ed innocente che si dimostra molto pi&ugrave; matura dei suoi coetanei, passa il suo tempo leggendo i romanzi di Zadie Smith e l'autobiografia di Jean Seberg, ma passa il tempo frequentando anche le chat, dove conosce il trentenne fotografo emergente Jeff (<strong>Patrick Wilson</strong>). Dopo alcune settimane di chat, Jeff propone a Hayley un incontro: che avviene in un noto locale. In quell'occasione il fotografo si dimostra molto gentile con la ragazzina, e dopo aver pranzato viene da lei convinto a portarla a casa sua.<br />Nella bella villa del fotografo, la situazione prende una piega diversa da quella che ci si potrebbe aspettare, la ragazza si dimostra curiosa e spregiudicatamente intraprendente cominciando a servirsi dei cocktail alcoolici (Jeff le aveva proposto solo del succo di frutta) e Hayley si mostra interessata alla professione di Jeff fino ad obbligarlo a farsi scattare delle foto...&quot; (Wikipedia.org)<br />Opera interamente costruita sui bravissimi protagonisti <strong>Ellen Page</strong> - stella assoluta di <strong>Juno </strong>(2007) - e <strong>Patrick Wilson</strong> - futuro Nite Owl II in <strong>Watchmen </strong>di <strong>Snyder </strong>-, su una meticolosa sceneggiatura firmata da  <strong>Brian Nelson</strong> ed accompagnata da una cura scenografica davvero impressionante (dai toni dominanti rosso e nero), cela con stile e sapienza le probabili ristrettezze di budget, trasfigurate dal regista in un'ulteriore sfida rappresentativa, vinta con soluzioni sempre funzionali ed efficaci. Riuscire a far impazzire, pi&ugrave; volte, la bussola emotiva dello spettatore, tenendosi lontano dai twisting pi&ugrave;  banali tipici di troppo cinema americano, &egrave; un'ulteriore motivo di interesse: impossibile arrivare ai titoli di coda con la convinzione forcaiola di chi sia effettivamente il carnefice e la vittima. Meglio mettersi l'anima in pace ed accettare le sfumature e le debolezze delle rispettive parti in gioco, senza tradire eccessiva fiducia nell'epilogo presunto giustizialista.</div><div>Pluripremiato in diversi festival del settore il film (stranamente girato seguendo la rigida cronologia dello script) merita una visione attenta e partecipe, se non altro per la determinazione con cui produttore e regista sono riusciti ad imporre la propria poetica, libera e lontana dall'omologarsi all'estetica di tanti titoli coevi, cos&igrave; formalmente lucida e squisitamente inattuale. Fieramente fuori dal tempo.</div><div>&nbsp;</div><div> <br /></div>]]></description>
      <pubDate>Sun, 14 Dec 2008 12:18:20 -0800</pubDate>
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      <title>BUIO OMEGA (1979) di Joe D'amato (Aristide Massaccesi)</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/981375</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11e163d8a38.250.0.jpg" alt="alt" />Predecessore malsano e riuscito, a firma dell'inimitabile <strong>Massaccessi</strong>, del pi&ugrave; noto <strong>Nekromantik </strong>(1987), opera cult del regista tedesco <strong>Jorg Buttgereit</strong>.<br />&quot;Un'imbalsamatore di animali, vive con la sua governante in una villa fuori citt&agrave;, situata in una foresta. Per opera della governante, che vuole per se sia la casa che il giovane, viene eseguito un rito voodoo a danno della ragazza di quest'ultimo, uccidendola. Il ragazzo, profondamente scosso dall'evento, non accettando il trapasso della sua fidanzata la imbalsamer&agrave; ed impazzito uccider&agrave; ogni ragazza che gli capita a tiro con l'aiuto della scaltra governante.&quot; (Filmscoop.it)<br />Film anomalo nell'intera cinematografia del regista romano, pervaso com'&egrave; da una macabra poesia sospesa  tra romanticismo ed ossessione, mai pi&ugrave; egagliata - n&egrave; tantomeno suggerita - in alcun titolo della sua sterminata produzione. Un lavoro coraggioso ed estremo gi&agrave; per il periodo d'uscita in sala,  (dove peraltro venne inaspettatamente ignorato dal pubblico). Necrofilia, cannibalismo, sequenze gore a base di interiora rappresentano solo la <em>confezione </em>di un prodotto ben pi&ugrave; complesso che in apparenza: da un lato un apologo passionale e viscerale dell'amore impossibile, tanto agognato e rincorso dal protagonista (un discretamente bravo <strong>Kieran Canter</strong>), dalla parte opposta il feticismo morboso ed ossessivo della dell'apparenza, cui sar&agrave; vittima l'imbalsamatore come la governante interpretata <strong>Franca Stoppi</strong>. L'inquietante figura di Iris costituisce, insieme alle musiche eccellenti dei <strong>Goblin</strong>, il vero valore aggiunto dell'intera operazione: la storia sfugge abbondantemente dai confini dell'horror-thriller erotico degli anni '70 n&egrave; tantomeno si omologa a quello plastico del decennio a venire.<br />Un caso unico, forse irripetuto, di contaminazione &quot;irresponsabile&quot; del genere. Una  sorta di guanto di sfida alla censura (come concetto assoluto) ed all'appiattimento paratelevisivo, fenomeno quest'ultimo che di l&igrave; a poco avrebbe cancellato inesorabilmente il futuro del cinema horror Italiano.<br />Menzione d'onore infine ad un'etichetta video francese che ha recentemente pubblicato in dvd una versione deluxe (e finalmente <em>uncut</em>) di questo indimenticabile titolo.</div><div>&nbsp;</div><div> <br /></div>]]></description>
      <pubDate>Sat, 13 Dec 2008 20:40:20 -0800</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>PARTY MONSTER (2003) di Fenton Bailey e Andy Barbato</title>
      <link>http://virb.com/close2me/posts/text/981374</link>
      <description><![CDATA[<div><img src="http://fascinationcinema.blog.tiscali.it///resized//gallery/posts%202.0//uid_11e163d6def.250.0.jpg" alt="alt" />Se con l'etichetta <em>biopic </em>si intende liquidare l'opera della coppia <strong>Bailey</strong>-<strong>Barbato </strong>(autori, tanto per chiarire, dell'acuto documentario sull'attore sieropositivo <strong>Steve Moore</strong>, intitolato <strong>Drop Dead Gorgeous -A Tragicomedy-: The Power of HIV Positive Thinking</strong>), allora significa che non si &egrave; capito proprio nulla della sottile intelligenza visionaria che questi registi newyorkesi hanno da vendere. Impossibile poi tralasciare la maldestra e sconclusionata promozione che accompagn&ograve; l'uscita del film in Italia: l'impressione &egrave; che si tent&ograve; frettolosamente di smaltire il &quot;fondo di magazzino&quot;, focalizzando tutta l'attenzione sulla presenza dell'ex bambino prodigio Culkin e dimenticando accuratamente i riferimenti ai contenuti sociali, antropologici e <em>militanti</em>.<br />&quot;Nella scena underground di New York degli anni '90, fatta di feste alla moda, droghe e ambiguit&agrave; sessuale Michael, trasferitosi da poco nella Grande Mela, conosce James St. James, che lo introduce nell'ambiente facendolo diventare uno dei pi&ugrave; noti organizzatori di feste e eventi mondani. Arrivato all'apice, con tante amicizie e con altrettanti nemici. Commette un omicidio e lo confessa all'amico James. Il suo racconto viene preso come uno scherzo, ma dopo il ritrovamento del cadavere, tanti troveranno conveniente questa storia, proprio come James che sogna di diventare scrittore e riconquistare la scena toltagli da Michael.&quot; (Wikipedia.org)<br /><em>Money, Success, Fame, Glamour! </em>Mantra perfetto della societ&agrave; profetizzata poco prima da <strong>Andy Warhol</strong>, (de)cantata su un palco da un <strong>Macaulay Culkin</strong> in divisa nazista, corpo efebico ed asessuato che segna il corto circuito vibrante di un'epoca irripetibile, le cui notti a base eccessi erano attraversate dai bizzarri Club Kids.<br />Gli autori conoscono bene <strong>Alig</strong>, le sue feste ed i suoi &quot;ragazzi&quot; (col medesimo titolo hanno girato nel 1998 un eccellente documentario sui veri protagonisti degli storici party monster), decidendo tuttavia saggiamente di non giudicarne mai le scelte, giusto o sbagliate che siano.<br />Vengono evocati momenti magici, figli dei pi&ugrave; colorati anni '80, pieno di una vitalit&agrave; e di una follia tanto pericolosamente prossimi agli eccessi ed all'autodistruzione, dove lo spettro dell'AIDS sembra  aleggiare nonostante resti innominato.<br />Privo di scene sessualmente esplicite, il film colpisce pi&ugrave; il cuore che i sensi. Il cast (bravissimi tutti, da <strong>Green </strong>a <strong>Culkin </strong>passando per la bellezza divina di <strong>Chloe Sevigny</strong> ed il cameo <em>drag </em>di <strong>Marilyn Manson</strong>), le scenografie ed i costumi ripercorrono in simbiosi storie che sono state forse piccoli eventi, brillanti intuizioni per lungometraggi mai realizzati, il cui epilogo ha chiosato in parallelo uno stile di vita, un bisogno d'esserci e farsi sentire tanto forte e sincero da sembrare (oggi) terribilente anacronistico.</div><div>&nbsp;</div><div> <br /></div>]]></description>
      <pubDate>Sat, 13 Dec 2008 20:40:19 -0800</pubDate>
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    </item>
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