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    <title>LYMEN</title>
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      <title>Noia (w/ Knob Alchemist)</title>
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      <pubDate>Thu, 17 Jan 2008 11:04:09 -0800</pubDate>
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      <title>L'Addolcire Buffo</title>
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      <pubDate>Sat, 29 Dec 2007 07:03:09 -0800</pubDate>
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      <title>Kid</title>
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      <pubDate>Sat, 29 Dec 2007 05:56:49 -0800</pubDate>
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      <title>E che volete da me</title>
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      <pubDate>Wed, 26 Dec 2007 05:25:20 -0800</pubDate>
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      <title>Nella Piccola Corte</title>
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      <pubDate>Tue, 25 Dec 2007 14:44:01 -0800</pubDate>
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      <title>Goccia Balinese</title>
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      <pubDate>Fri, 07 Dec 2007 15:57:56 -0800</pubDate>
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      <title>Tempo</title>
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      <pubDate>Fri, 07 Dec 2007 15:52:15 -0800</pubDate>
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      <title>Dadagire</title>
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      <pubDate>Wed, 05 Dec 2007 07:51:55 -0800</pubDate>
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      <title>Ci sono giornate in cui /</title>
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      <pubDate>Wed, 05 Dec 2007 07:49:15 -0800</pubDate>
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      <title>L'Inaspettata</title>
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      <description><![CDATA[<p>Uno dei tanti e maledetti viaggi al margine...</p>
<p>
musica: Daniele Pittacci<br />
immagini e composizione: Antonio Sinisi</p>]]></description>
      <pubDate>Fri, 10 Oct 2008 05:30:13 -0700</pubDate>
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      <title>essayez_def.wmv</title>
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      <pubDate>Wed, 30 Jan 2008 20:18:56 -0800</pubDate>
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      <title>tempo.wmv</title>
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      <pubDate>Fri, 11 Jan 2008 03:30:42 -0800</pubDate>
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      <title>gocciabalinese.wmv</title>
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      <pubDate>Tue, 08 Jan 2008 19:13:37 -0800</pubDate>
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      <title>essayez03</title>
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      <description><![CDATA[<a href="http://virb.com/lymen/photos/1507907"><img src="http://g.virbcdn.com/i/resize_575x575/Image-189892-1047539-essayez_03.jpg" /></a>]]></description>
      <pubDate>Wed, 26 Dec 2007 11:31:37 -0800</pubDate>
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      <title>essayez01</title>
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      <pubDate>Wed, 26 Dec 2007 11:30:25 -0800</pubDate>
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      <title>Essayez</title>
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      <pubDate>Wed, 26 Dec 2007 11:29:00 -0800</pubDate>
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      <title>L'Attore Suicida</title>
      <link>http://virb.com/lymen/posts/text/423335</link>
      <description><![CDATA[Il Fatto grave è che oltre all'ordine di questo mondo ce n'è un altro 
Antonin Artaud


Lo scritto di Artaud datato 1947 è il punto di partenza del processo rituale nel quale l'attore liminale (che agisce al suo limite) deve abbandonarsi. Prima di compiere il "gesto" teatrale, che per definizione è extraquotidiano, cioè fuori dalla comodità nella quale ognuno si rifugia, prima di innalzare il proprio "gesto di vita" deve capire e sentire che tanti altri modi, modalità d'espressione sono possibili. Tra questi gesti vi sono quelli che per primi non riescono oppure quelli che creano delle insicurezze. La ripetizione meccanica, durante il suo training, di gesti "difficili" permette all'attore di creare, attraverso la riproduzione degli stessi in spettacolo, una tensione comunicativa, evocativa ed emotiva unica.Lo spettro delle azioni, delle vocalità che può e deve raggiungere per "dare vita" sono al dì fuori dello schema di un mondo preordinato e definito, voluto e imposto, ma soprattutto al di fuori di ciò che l'individuo è, in quanto essere sociale. La diretta conseguenza è che c'è un muro da abbattere, e questo muro non è certo la società nella quale viviamo. Il nemico da sconfiggere è dentro. Sarebbe troppo facile scaricare sulla società, che noi tutti abbiamo costituito, il problema di raggiungere delle vette alte di tensione attoriale. Per voler cambiare le brutture bisogna agire all'interno di se stessi, chiedendosi sempre "siamo disposti ad abbandonare la comodità del facile perché piace?"Nulla ci appartiene, tanto meno la nostra vita, come possiamo darle un senso e un'appartenenza? Quale è l'atto di vitalità assoluta che ci permette di dire questa è la mia vita oppure vivo la mia vita. Oppure qual è il gesto che rende l'attore "vivo" e non la marionetta di se stesso?La vita ha un senso solo quando se ne vede la fine come diceva Jacques Rigaut. Il suicida si oppone con violenza, sia alle leggi naturali che a quelle culturali e divine, riprendendosi e allo stesso tempo togliendosi ciò che gli dovrebbe appartenere.L'attore, allo stesso modo, nel rituale dell'azione teatrale deve rinunciare al mondo facile e trasportarsi in un altro mondo, arrivare nel confine tra reale e irreale che è lo stadio liminale. Da momento in cui si trova nel confine da lui stabilito, nell'altro mondo possibile potrà mostrare ciò che è assente cioè la sua vita.Se l'attore abbatte abbatte ciò che non gli appartiene mostra la vita. Se l'attore, usa comodamente quello che sa fare, pensando che la vita gli appartiene per diritto naturale e divino, mostra il mondo che una particella infinitesimale della vita. Il suicidio è il più grande atto di vitalità. Il gesto estremo di togliersi, per propria volontà, qualcosa che non ti appartiene permette di riappropriarsi di ciò che casualmente ci hanno fatto credere sia di nostra proprietà e possesso. L'attore in scena diviene suicida, non rinunciando a se stesso e alla sua vita, abbandonando il mondo. 
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      <pubDate>Sat, 19 Jan 2008 03:28:45 -0800</pubDate>
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      <title>Ygramul, l'Attore Liminale</title>
      <link>http://virb.com/lymen/posts/text/389719</link>
      <description><![CDATA[Si parla di liminalità per aprire una riflessione sui concetti di limite, confine, soglia, frontiera. Liminale è la dimensione della pratica teatrale che, nel "non luogo" della scena, allestisce un rito che mette in gioco altre linee di demarcazione fra realtà e rappresentazione, presenza e assenza, testo e gesto. Liminale è l'identità dell'artista, che supera con la pratica creativa il confine fra il quotidiano e ciò che in esso c'è di straordinario; autori come Pasolini e Witkiewicz hanno saputo porsi sempre in una posizione di confine, dalla quale fosse possibile mantenere uno sguardo differente sulle cose del mondo e dell'arte. In un momento in cui domina la dimensione dell'identico questi autori rappresentano il punto di partenza nel confrontarci con il nostro, attuale, bisogno di diversità, con la capacità di vedere la realtà in modo libero dalle regole della comunicazione globale. Ygramul LeMilleMolte, con l'apertura del teatro nel giugno 2006 e con la proposta di spettacoli come Edzi Re, e con la voglia di offrire una nuova struttura culturale comincia il suo viaggio attuale, senza il timore del confronto, per superare il limite che ci definisce, ci identifica e ci dona all'esistenza. Oggi ci troviamo a chiamare artista chi appare sulle copertine delle riviste o chi concede interviste per televisioni pubbliche o private. Da quando la straordinarietà è stata cancellata, i criteri della nobilitazione sociale sono diventati banali: successo e popolarità. La straordinarietà viene inclusa gratis. Alla società basta il criterio del successo, che paradossalmente viene da essa garantito. Gli allori dell'artista però hanno un prezzo preciso, perché la popolarità crea delle aspettative. Alla novità, la società preferisce ciò che già conosce - il nuovo è troppo rischioso. L'artista, tentando di reggersi a galla, comincia quindi a copiare se stesso e cade preda della Folla, il suo creatore, dalla quale si voleva differenziare diventando individuo con la sua "arte". Ma ora si può sputare in faccia al proprio protettore? Sì, ma solo quando è permesso. E allora sputo, e cerco di convincermi di essere un artista perché sputo. Ahi, povero spaccone... Non voglio dire che essere artista significa sputare; voglio dire che la società non prova interesse per l'artista o per l'arte; ciò che interessa è il conforto. I veri artisti sono pericolosi perché dicono cose sconfortanti, e per questo un buon artista è un artista morto. Ma la canonizzazione avviene solo nel momento della morte. Tutte le città partecipano al funerale di chi hanno ucciso. Di fronte alla bara i nemici diventano miracolosamente i suoi amici. Si intonano le lodi del morto, si dice che la sua morte è stato un colpo durissimo per la cultura nazionale. Le reliquie vanno mostrate a tutto il mondo. E parte il carrozzone delle sagre proprio come è successo a Pasolini e  Witkiewicz  - il primo assassinato e il secondo suicida - a cui ogni attore e artista si dovrebbe ispirare. Se vuoi essere un attore liminale, ovvero un attore di Ygramul devi lottare. Devi conoscere il tuo nemico: a lui piace il conforto, evita l'ignoto, lusinga, si tuffa nel successo, fabbrica in serie, desidera i complimenti, tiene conto dell'opinione pubblica, ha famiglia a carico. Il nemico ha già trovato. L'attore liminale cerca. Il nemico riproduce. L'attore di Ygramul produce. Il nome del nemico si trova sulle facce dei vinti, che ti circondano. Ma non devi disprezzarli. Il nemico li disprezza. La loro presenza è per te un ammonimento. Volendo trovare un nemico, cercalo in te stesso, non fuori. Ognuno possiede in se stesso un artista e un nemico. Nessuno nasce artista e nessuno non diventa artista. Essere un attore liminale è un processo. E' una strada in cui il nemico ti accompagnerà. Lui sarà la fame e la sete. Lui, che ti ricorderà chi hai lasciato a casa e che presto si stancherà di aspettarti, ti indurrà a compromessi e arrendevolezze. In ogni scelta ti suggerirà un catalogo dei ragionevoli (ma opposti a te e alla tua intuizione) motivi per prendere  in considerazione. Ti ricatterà. Ti presenterà la possibilità più oscure o ti alletterà con una strada più facile. Ti farà vedere come hai fatto a fare tanta strada. Lui sarà il laccio, il termine della strada. Se non ti piegherai, e non ti fermerai, sarai un artista, un attore liminale, un attore di Ygramul LeMilleMolte. [http://www.ygramul.net]
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      <pubDate>Fri, 28 Dec 2007 12:11:52 -0800</pubDate>
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